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     05. Nota congiunturale - maggio 2007

 

 

        TENDENZE CONGIUNTURALI ITALIANE. 1

Indebitamento netto e debito delle AA.PP. dell’Italia 2003-06 e previsioni 2007. 5

Principali aggregati di finanza pubblica. 6

Determinanti della variazione del debito sul PIL. 6

Produzione industriale, fatturato, ordinativi, vendite e fiducia. 6

Indice della produzione industriale. 7

Indici della produzione industriale per raggruppamenti principali di industrie. 7

Indici della produzione industriale per settori di attività economica. 7

Indice del fatturato e degli ordinativi dell’industria. 8

Indici del fatturato per settori principali di industria. 8

Indici degli ordinativi per raggruppamenti principali di industrie. 9

Indici di fatturato per raggruppamenti principali di industrie. 9

Indici del valore delle vendite del commercio fisso al dettaglio a prezzi correnti e per settore merceologico. 10

Indici del valore delle vendite del commercio al dettaglio per settore merceologico e forma distributiva. 10

Indice del valore delle vendite fisse al dettaglio per gruppo di prodotti 10

Contratti collettivi, retribuzioni contrattuali e conflitti di lavoro. 11

Indici generali delle retribuzioni contrattuali 11

Indici delle retribuzioni contrattuali: variazioni in % per settore e branca di attività economica. 11

CCNL in vigore ed in attesa di rinnovo a fine marzo 2007; e accordi recepiti nel 2007 nei vari settori 12

Variazioni tendenziali degli indici delle retribuzioni contrattuali orarie previste per i sei mesi successivi 13

Ore non lavorate per conflitti originati dal rapporto di lavoro. 13

Indici del lavoro nelle grandi imprese: occupazione, retribuzioni, costi del lavoro. 13

Indici dell’occupazione alle dipendenze nelle grandi imprese. 14

Indici delle ore effettivamente lavorate (netto c.i.g.) per dipendente nelle grandi imprese. 14

Ore straordinarie, ore di c.i.g., ore di sciopero nelle grandi imprese. 14 

Indici delle retribuzioni nelle grandi imprese. 14

Indici del costo del lavoro nelle grandi imprese. 15

Bilancia commerciale. 15

Esportazioni, importazioni e saldi della bilancia commerciale con i paesi UE e in complesso. 15

Esportazioni, importazioni e saldi della bilancia commerciale con i paesi dell'UE. 16  

Esportazioni, importazioni e saldi della bilancia commerciale con i paesi extra Ue. 17

Esportazioni,  importazioni  e  saldi  della  bilancia  commerciale coi paesi extra Ue, per principali aree geoeconomiche. 17

Prezzi al consumo. 17

Indici dei prezzi al consumo. 18

Indici dei prezzi al consumo per capitolo di spesa. 18

Prezzi alla produzione. 19

Indice dei prezzi alla produzione dei prodotti industriali 19 

Indice dei prezzi alla produzione dei prodotti industriali per settore di attività. 19

Indici dei prezzi alla produzione dei prodotti industriali per raggruppamenti principali di industria. 20

TENDENZE CONGIUNTURALI INTERNAZIONALI 20

nel mondo. 20

in Cina. 20

nei paesi “emergenti”. 23

EUROPA. 23

ST ATI UNITI D’AMERICA. 35

GERMANIA. 49

FRANCIA. 50

GRAN BRETAGNA. 53

GIAPPONE. 56


TENDENZE CONGIUNTURALI ITALIANE

Di tutti gli “stranieri” che aspirano a comprarsi la quota di Alitalia messa in vendita dal governo, sotto la spinta delle manie liberalizzatici – ma privatizzatici, anzitutto – imperanti come ormai ben sappiamo, l’ultimo arrivato a far parte di uno dei tre consorzi ammessi alla gara, la russa Aeroflot – appena risanata essa stessa – è quello il cui partner italiano, UniCredit, avrebbe la quota minore di azioni: il 5%.

Intanto, come si sa, anche Telecom Italia è stata messa all’asta dalla Pirelli, meglio da una delle tante scatole cinesi di cui ormai Pirelli era parte, Olimpia: da Tronchetti Provera, cioè. Descrive come segue lo stato degli atti un noto sito di economia[1]:

Dopo un flirt con la spagnola Telefonica, che per il momento non ha condotto a gran che di concreto, ora si affacciano gli americani di AT&T e i messicani di America Mòvil. Vogliono (congiuntamente a Pirelli) prendere il controllo di Olimpia e quindi di Telecom Italia, e questo solleva il “solito” dibattito sulla italianità delle imprese.

Ripetere le usuali questioni di principio (non conta il passaporto: conta creare le condizioni perché le attività restino in Italia; pensiamo agli interessi dei consumatori e non a una retorica nazionalistica con pochi contenuti; eccetera) non aiuta molto. Anche se premetto che il passaporto di chi controlla un’impresa – scrive il commentatore – non mi ha mai interessato, dobbiamo calare queste considerazioni nella concretezza della situazione”.

Lui la descrive concludendo, in sostanza, e nella sintesi che del suo interessante, complesso e discutibile ragionamento fa il sito che “la risposta alle preoccupazioni non è erigere barriere alla mobilità dei capitali, ma creare le condizioni per le quali le attività economicamente interessanti restino qui da noi.

Significa tra l’altro investire in formazione e ricerca, affinché le aziende sappiano che è in Italia che si trovano i tecnici più bravi. In un mondo che corre e in un settore che cambia rapidamente, è sul miglioramento del paese che si misura la qualità del governo, non sulla sua capacità di "difendere" posizioni acquisite.

Il problema è che “servono grandi investimenti”. Già…

Solo che, ridotto un po’ al nocciolo, il  nodo sembra nel fatto che Telecom, come è stato ricordato opportunamente  – al di là delle interpretazioni e attenendosi, in questo, solo ai fatti sicuri[2] – “è un’azienda che va bene, produce profitti, ha un cash flow di tutto rispetto, possiede un cospicuo portafoglio di partecipazioni all’estero (…) e rapporti industriali assai interessanti”. 

Tant’è… Tronchetti, che finora s’era segnalato non proprio per capacità imprenditoriali granché innovative, ma soprattutto come marito di Afef, numero due dell’Inter stramiliardaria e stra(pre)potente, promotore d’un sistema di semispionaggio sicuramente illegale anche se sanzionato da servizi più o meno segreti, essi stessi altrettanto semilegali (ma qualcuno lo – li – sbatterà mai in galera per questo? o toccherà sempre e solo – come ben si meritano, sia chiaro – ai vallettopolisti tipo Fabrizio Corona finirci?) nonché per l’accumulo di debiti sapientemente inuattati in decine di quelle “scatole cinesi”.

Per dire: tra lui e la Telecomci sono a dir poco sette società intermedie, la penultima delle quali si chiama Olimpia che controlla la Telecom con il 18% del capitale”. E’ con quel 18% che viene dettata “legge ad una maggioranza polverizzata dell’82%. I soldi propri impegnati da Tronchetti in tutta l’operazione equivalgono allo 0,6% del capitale di Telecom”. Avete capito bene, lo 0,6%…, qualcuno si spinge a dire anche lo 0,8.

Ma è tutto regolare. E’ l’economia stupido, pontifica – compìto com’è, senza insultare direttamente s’intende – Cordero di Montezemolo – questi, se non hanno nomi doppi, non sono a loro agio – è tutto regolare: “è un’operazione di mercato e le regole vanno sempre rispettate”. Ma si scorda, o in realtà intende celare, che qui si tratta di speculazione e di mercato selvaggio, non proprio di economia e neanche di libero mercato: se tale Adam Smith definiva il “level playing fieldil campo da gioco livellato”, dove i giocatori siano messi in pari condizioni, di cui qui non c’è neanche la puzza…

Lo ricorda, saputo, Montezemolo, invitandolo a “pensare alle priorità del paese”, al professor Prodi. Che, reminiscente delle politiche industriali che ha insegnato per anni, si preoccupa ogni tanto anche dell’economia reale e non solo di quella di carta. E le priorità del paese per lui sono le sue, quelle di lor signori. Cioè riformare “strutturalmente” come vogliono loro le pensioni (tagliandole, dunque) e liberalizzare nel modo più “oggettivamente” utile ma più decentemente “selvaggio” possibile il mercato del lavoro…

Facendo funzionare il mercato com’è, dunque, Tronchetti ha proceduto prima liquidando per manovre interne di consiglio d’amministrazione l’oppositore interno più coerente, il prof. Guido Rossi (il contenzioso: questo misirizzi irriducibile per il quale le regole – quelle vere – valgono, Rossi cioè, voleva ridurre il dividendo che di regola nell’azienda è del 90% dei profitti.

Lo voleva re-indirizzare da megastipendi, gettoni d’oro, stock options e superpremi per la crème de la crème della dirigenza alla riduzione del debito e ad investimenti in tecnologia. Tronchetti voleva, invece, distribuire i dividendi come di regola magari anche per risanarci, sì, i debiti ma quelli della sua Olimpia ed i suoi più che quelli di Telecom.

Servono forti investimenti, dicevamo, e strategie industriali. Non solo di sicuro per Telecom ma per il paese tutto. Si tratta di mettere insieme in modo da renderle capaci di produrre valore aggiunto tanto per l’impresa quanto per il paese la valorizzazione delle tecnologie nuove, il rilancio che si accennava degli investimenti, la creazione di nuova impresa e la valorizzazione di competenze e  capacità che esistono già ma sono, tropo spesso, in mancanza di un catalizzatore, poco o male sfruttate.

Tutte cose vere per Telecom. E per l’Italia tutta: quel catalizzatore non può che essere una politica industriale vera e propria che non si rassegni al laisser faire del mercato: cioè, del più forte de momento.

E, poi, vendendo al miglior offerente – tutto da verificare, ancora di più dopo il ritiro annunciato degli americani di A.T.&T. che prima avevano pre-annunciato di essere interessati, come ha sostenuto qualcuno (il ministro Di Pietro che qualcosa dovrebbe saperne) per “coprire”W a tempo   i messicani di America Móvil con Olimpia anche Telecom – o, meglio, vendendo il pacchetto di maggioranza relativa che, grazie alle regole fasulle del libero mercato italiano – in definitiva, a quello 0,6% di tronchettian-proverano che c’è dentro Telecom – lui controllava…

Il fatto è che il capitalismo – che non è una parolaccia, ma un modo di produrre e di vivere e una cultura – come si sa, non ha patria. Né i soldi hanno colore. Ma è anche un fatto, che i suoi corifei troppo spesso si scordano – si chiamino Kodorkovsky o Ricucci, o chissà chi… – che popoli e Stati – saremo un poco antiquati come ci ricorda, un giorno sì e l’altro pure, anche la Commissione europea – qualche interesse strategico nazionale continuano ad avercelo: magari non quello di spadroneggiare il mercato, ma quello di regolarlo sì.

Adesso, si tratterà di vedere con attenzione quel che succede e di ripensare se, magari, avesse avuto ragione il consigliere di Prodi, Rovati: quello della bozza che proponeva, in modo magari qualche poco fuori le righe, lo scorporo della rete da Telecom. Della strategia, cioè, dalla tattica del giorno per giorno tronchettian-proverana…

Che sembra sfociare, a fine mese e per ora, nelle mani congiunte di MedioBanca, più IntesaSanPaolo più la spagnola Telefonica

Da un’intervista, chiarissima e anche di peso[3], al prof. Francesco Giavazzi, docente alla Bocconi, editorialista principe del Corriere e “capo” autorevole e pressoché universalmente riconosciuto, ormai, della linea economico-liberista – così come, per capirci, il prof. Pietro Ichino lo è di quella del liberismo-giuslavorista – emerge libera, e quasi inconscia, la contraddizione di fondo, secondo noi, dell’approccio liberista alla lettura dei fatti economici: un approccio, pure, nient’affatto spregevole e, qualche volta, anche utile al ragionare.

Ma emerge anche la preoccupazione di Giavazzi – la nostra, al proposito, è più che altro invece una constatazione: ma coincide – sul fatto che la globalizzazione, per come viene portata avanti, finirà con l’affondare.

Dice Giavazzi – lo diciamo scusandoci della lunga, ma a noi sembra lucidamente utile citazione – che una società “aperta” è quella “in cui tutti hanno le medesime opportunità” – ma, ovviamente, anche il professore è ben cosciente di parlare in linea di principio: non avrà mai le stesse opportunità chi è costretto a vivere sotto un ponte e chi può vivere invece al Grand Hotel, o ad Arcore – nella quale ciò che conta è il ‘merito’ e vi è concorrenza, cioè nessuno è protetto da regole e istituzioni che tengono lontano chi potrebbe far meglio”.

Ecco qui – dove in linea di massima quanto detto è sacrosanto – qui  casca l’asino – no, ci scusiamo, qui casca il professore – perché chi decide – in nome di quali valori sì e quali no: solo economici? o sociali? o un misto? o che mai? – cosa è “far meglio”?. Lui suggerisce che sia, o almeno esemplifica con, “produrre a prezzi più bassi, insegnare meglio, fare migliore ricerca”.

Ma è, può essere davvero, tutto qui? o, in ogni caso, secondo questo ordine di priorità?

Tanto più che, poi, emerge la preoccupazione, non solo condivisibile ma concretissima, di Giavazzi quando concede che con la globalizzazione imperante “sono anche cresciute le disuguaglianze: tra paesi e all’interno dei paesi. Il problema più importante che oggi dobbiamo risolvere – dunque, perfino più importante del produrre a prezzi più bassi – è come compensare chi è danneggiato dal processo di globalizzazione, e molti lo sono.

    Se non sapremo risolverlo, temo che questa globalizzazione farà la fine della precedente, quella che avvenne tra la fine dell’800 e i primi decenni del secolo scorso e che, proprio per non aver posto rimedio a queste disuguaglianze, finì bruscamente”.

Cioè, male… facendo le corna, con la crisi del 1929 messa tra due grandi guerre mondiali...

E, a compimento di un ragionare, come si vede, denso, conclude così: alla domanda secca se “Fra meritocrazia senza tutele sociali e una società chiusa che non riconosce i meriti c’è una possibile mediazione?” risponde: “E’ un passaggio molto stretto: occorre aprirsi, ma occorre anche offrire reti di protezione a chi è danneggiato dall’apertura senza però distruggere gli incentivi. Mi sembra che i paesi nordici siano gli unici che ci stanno riuscendo”.

Come vedete, Giavazzi le cose le sa. Ma sottace, o qui ignora, l’essenziale comunque. Che i paesi nordici ci stanno riuscendo proprio facendo pagare il fisco, senza tollerare evasioni e elusioni, con una salatissima ma, visto l’ottimo welfare garantito, anche benaccetta (pure i conservatori, quando vanno al governo, non osano intaccarla) tassazione diretta soprattutto sulle persone fisiche. L’esatto contrario di quello che chiedono i liberisti nostrani, e anche – se non sbagliamo – Giavazzi…

Ora, e per finire – almeno per il momento – su questa questione, una parentesi che, però, non è affatto soltanto una parentesi. Perché, purtroppo, definisce e chiarisce la nostra collocazione dentro l’alleanza di cui siamo parte, intesa in senso lato e – soprattutto – mette in luce una certa nostra maniera, come dire usuale, di concepirla assorbendola come cosa scontata, irrilevante – e non lo è – o così, quasi, da trangugiare.- come Allora.

Che il Wall Street Journal deplori la pesante ingerenza del governo italiano sul mercato (Di Pietro che vuole la rete, le reti, in mani italiane), nel senso che invece dovrebbe lasciarlo libero e brado, sembra a chi scrive tanto deplorevole quanto, a dire il vero, comprensibile e, di fatto, normale…

Che faccia lo stesso il Financial Times, idem… Se non fosse che evita accuratamente da sempre di spiegarci perché, dopo aver definito e ridefinito e ridefinito ancora l’Italia un paese  in bancarotta, ci siano poi migliaia e migliaia di inglesi – i benestanti, si capisce – che si trasferiscono a vivere gli anni della loro meritata pensione, o magari del loro immeritato relax, in Toscana, in Liguria, in Trentino.

E, niente affatto paradossalmente, non trovi neanche un italiano che, per dire, si sogni di andare a fare lo stesso, a vivere i suoi giorni da ricco vacanziere e/o pensionato in Inghilterra o in Germania. E’ questione di qualità della vita, malgrado la nostra invalicabile incapacità di programmare e di essere efficienti.

Tutto bene, comunque, tutte opinioni assolutamente legittime.

Inaccettabile, invece, ci pare proprio – e per un paese che avesse l’orgoglio minimo della sua dignità, dunque, da non accettare – che a mettersi a dare lezioni al governo italiano sull’economia di mercato (No, “Da noi non è così [4]) sia l’Ambasciatore plenipotenziario di un governo straniero, quello degli Stati Uniti d’America in Italia, Ronald P. Spogli: se parlando a titolo del suo ufficio o a titolo ipocritamente personale non importa davvero.

E importa ancor meno che, alla Berlusconi, poi si affretti a spiegare “di essere stato travisato”: salvo reiterare la sostanza di quel che ha detto in una lettera ai giornali subito dopo… tale e quale, appunto, al Berlusca. Uno sport troppo facile, questo del dire e  non dire e ridire,  è vero, diffuso qui come oltreoceano.

E’ la seconda volta che Spogli la fa fuori dal vasino (ricordate la lettera “irrituale”, a sua prima firma, degli ambasciatori al governo sull’Afganistan?). Ma, in fondo, di quel che dice, irrituale o cretino che sia, Spogli come ogni ambasciatore deve rispondere soltanto al proprio governo.

E la difesa del governo italiano quella che ci sembra carente. La risposta del ministero degli Esteri è lieve, vagamente soffusa di ironia pure…: “ingeneroso considerare le iniziative del governo italiano come volte ad ostacolare gli investimenti stranieri”.

Che è ovvio ma, appunto, assai delicato: troppo per essere compreso da orecchie dure come quelle di S.E. l’Ambasciatore che accusa il governo italiano di protezionismo e di “troppa politica” ma non solleva ciglio sul divieto che per legge negli USA vieta l’acquisizione di più del 25% di un’azienda di telecomunicazioni, come per le compagnie aeree, come per i porti, ecc., ecc.

La cosa più chiara e pulita sarebbe stata che Palazzo Chigi, a chi spocchiosamente gli insegnava che “Da noi non è così” avesse risposto secco e chiaro: “E, da noi,invece sì”… Perché, poi, l’ottica di Spogli non è per niente quella di una feluca: è diventato ambasciatore, e lo dice lui stesso, solo perché – da abitudine diffusa in America per repubblicani come per i democratici – era stato uno dei maggiori contribuenti alle campagne elettorali di Bush, co-proprietario della grande società di investimenti Freeman, Spogli & Co. Insomma, un bravo capitalista e un eccellente neo-cons rampante. Ma come ambasciatore, lasciamo stare…

Il suo, sia chiaro, non è necessariamente, e per fortuna, il pedigree di tutti gli ambasciatori americani né la sua è l’ottica di tutta l’America. E’ di certo, quella di Bush: quella della sovranità sempre e a prescindere del libero mercato, dove però esso non sia ritenuto porre in questione gli interessi strategico-economico-politici degli Stati Uniti, così come l’establishment del momento li concepisce. Insomma, proprio come in Italia. O come in  Olanda. O come in Spagna. O come in Francia… Solo a Bruxelles, in effetti, vorrebbero essere più liberisti degli americani. Che, invece, sono e come, ma di nascosto, senza mai proclamarlo, protezionisti.

Lì, però, questo sì, è una logica più spudorata. Che neanche fa finta di vergognarsi di se stessa e dei propri effetti maggiormente aberranti. La stessa logica, per dire, che pur lacrimando e pregando nei giorni del massacro della Virginia Tech, il presidente è andato propugnando nel suo paese: quella di un mercato delle armi ancor più libero e aperto di quello che c’è. Perché più libero è, con meno regole è, più selvaggio è e meglio è. E neanche soltanto per le Colt o i Kalashnikov, proprio per le mitraglie…

Alla fine, come è noto, è stato il più liberista del bigoncio governativo, Tommaso Padoa Schioppa, ministro del Tesoro, che per uscirne ha fatto appello all’“italianità” delle Assicurazioni generali e la soluzione – sembra – sia stata trovata. Con Telefonica spagnola al posto della messicana Móvil, la differenza principale è che, adesso, pur aprendo il mercato della telefonia ad incroci europei, la proprietà di maggioranza resterebbe italiana[5].

Innervosito il liberista Giorgio La Malfa – esiste ancora, esiste, quello che si ostina ad alleare il suo partito repubblicano alleato al Cavaliere: che, di sicuro, il padre nella tomba, pace all’anima sua, si rivolta…) – amaramente constata che così si interviene indebitamente (opinione sua) sul mercato. Ma poi ammette – e gli costa, gli costa… – che però, è vero, così fan tutti: “c’è un ritorno al protezionismo, una reazione di pura paura alla globalizzazione[6].

Già… ma non si domandano mai del perché  di questa paura, questi, non scavano mai nel profondo di tale reazione. Non lo fanno mai, questi politici e accademici – i Giavazzi come i La Malfa, per dire – al calduccio della nicchia che, al coperto di retribuzioni, collaborazioni, pensioni, benefits ed inamovibilità di ogni tipo inesorabilmente in aumento, denunciano le rigidità degli altri e quei protezionismi di cui essi, naturalmente, non godono.   

Segnaliamo, anche, la strana reazione del presidente di Confindustria, Montezemolo, alla proposta di nuova legislazione del governo (Amato-Ferrero) sull’immigrazione che corregge, abbastanza profondamente, la Bossi-Fini. Luca Cordero di Montezemolo sentenzia – salomonicamente, senza grande significato a dire il vero e anche senza grande ardimento – che “mi sembra anche che la proposta vada in una strada per certi aspetti giusta”.[7] E per certi altri no, ovviamente. Ma senza spiegare quali i primi e quali i secondi…

Indebitamento netto e debito delle AA.PP. dell’Italia 2003-06 e previsioni 2007

L’Istat pubblica oggi per la prima volta le tavole della Notifica sull’indebitamento netto e sul debito delle Amministrazioni Pubbliche riferite al periodo 2003-2006, con le previsioni per il 2007. Si tratta degli aggregati di finanza pubblica fondamentali per il rispetto della policy definita dal trattato di Maastricht e ribadita nel 2003 dell’ECOFIN.

L’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche nel 2006 è stato di -65 miliardi e 504 milioni di €, pari al 4,4% del PIL rispetto al 4,2% del 2005 e al 3,5% registrato nel 2003 e nel 2004. Risulta, però, influenzato in peggio dalla contabilizzazione di oneri straordinari rilevanti per quasi 30 miliardi di € dovuti in base ad impegni o a violazioni pregresse (rimborsi dell’IVA sulle auto aziendali per 15 miliardi e 982 milioni di euro, dovuti in base alla sentenza della Corte di giustizia europea del settembre 2006; cancellazione dei crediti dello Stato nei confronti della società RFI/TAV, con l’accollo diretto del debito di Infrastrutture SPA, per 12 miliardi e 950 milioni di euro, la retrocessione alla società di cartolarizzazione dei crediti di contributi sociali dovuti dai lavoratori agricoli, con riscossione temporaneamente sospesa per legge, per altri 734 milioni di euro).

Al netto di questi oneri, il deficit/PIL sarebbe ben sotto il 3%, al 2,4%. Ora, per il 2007, secondo le previsioni, l’indebitamento netto dovrebbe ridursi al 2,3% del PIL.

Principali aggregati di finanza pubblica

                                                                                                                                                                      Anni 2003-2007 (Dati in milioni di € e in %)

[PDE = Procedura sui Disavanzi Eccessivi, annessa al Trattato di Maastricht]

 

Il debito pubblico nel 2006 è stato di 1.575.346 milioni di euro, pari al 106,8% del PIL ed in aumento sia sul dato del 2005 (106,2%), sia sul 2003 e 2004 (rispettivamente: 104,3% e 103,8% del PIL). Per il 2007 è prevista una riduzione al 105,4% del PIL.

La spesa netta per interessi è risultata pari a 67 miliardi e 552 milioni di €, cioè il 4,5% del PIL, analogamente al 2005, mentre l’avanzo primario è il più basso del periodo, risultando pari allo 0,1% del PIL.

Determinanti della variazione del debito sul PIL

                                                                                                                                                    Anni 2003-2007 (in %)

 

Produzione industriale, fatturato, ordinativi, vendite e fiducia

A febbraio 2007 (base di riferimento 2000=100), l’indice tendenziale (dunque rispetto allo stesso mese dell’anno prima) della produzione industriale cala dello 0,7%: con lo stesso numero di giorni lavorativi (20, come nel 2006. Rispetto al gennaio precedente, dunque nel dato congiunturale destagionalizzato, il calo è solo di poco inferiore assestandosi allo 0,5%: cioè, larga parte della produzione industriale persa nel corso dei dodici mesi trascorsi, lo è stata in quest’ultimo mese.

Nei due primi mesi del 2007 l’indice aumenta dello 0,5% rispetto allo stesso periodo del 2006 (con 42 giorni lavorativi contro 41 dello stesso bimestre 2006).

Indice della produzione industriale

(base 2000=100)                                                                                                                                  Febbraio 2007

 

INDICI

 

VARIAZIONI %

 

Feb 2007

 

Feb 2007

Feb 2007

Gen-Feb 2007

 

 

Feb 2006

Gen 2007

Gen-Feb 2006

Produzione industriale: dati grezzi

99,3

 

-0,7

-

+2,0

Produzione industriale: dati corretti per i giorni lavorativi

97,9

 

-0,7

-

+0,5

Produzione industriale: dati destagionalizzati

98,8

 

-

-0,5

-

 

Per principali raggruppamenti di industrie, nel tendenziale (febbraio 2007 su febbraio 2006) risultano variazioni positive per la produzione di beni strumentali (+3,6%) e beni intermedi (+0,2) e negative per energia (-5,9%) e beni consumo (-2,4: di cui -3,4 di beni non durevoli parzialmente compensato dal +1% dei beni durevoli). Per le ulteriori scansioni di dettaglio, dice la tabella seguente:

Indici della produzione industriale per raggruppamenti principali di industrie

(base 2000=100                                                                                                                                    Febbraio 2007

RAGGRUPPAMENTI PRINCIPALI DI INDUSTRIE

DATI CORRETTI PER

I GIORNI LAVORATIVI

 

DATI

DESTAGIONALIZZATI

INDICI

 

VARIAZIONI %

 

INDICI

 

VARIAZIONI %

Feb 2007

 

Feb 2007

Feb 2006

Gen-Feb 2007

Gen-Feb 2006

 

Feb 2007

 

Feb 2007

Gen 2007

Beni di consumo

93,8

 

-2,4

+0,1

 

94,4

 

-2,1

- durevoli

87,5

 

+1,0

+1,4

 

90,3

 

+0,3

- non durevoli

95,1

 

-3,4

-0,2

 

95,4

 

-3,0

Beni strumentali

97,2

 

+3,6

+5,8

 

100,6

 

+0,2

Beni intermedi

95,6

 

+0,2

+1,3

 

96,2

 

-0,7

Energia

116,3

 

-5,9

-7,7

 

111,5

 

+0,5

 

Su base annua, l’indice che misura il contributo specifico di ciascun settore all’attività produttiva registra, a febbraio 2007 sullo stesso mese dell’anno prima  (dati tendenziali) e, sempre a febbraio rispetto al gennaio subito  precedente (dati congiunturali e destagionalizzati) i risultati riflessi nella tabella che segue: 

Indici della produzione industriale per settori di attività economica

(base 2000=100                                                                                                                               Febbraio 2007

SETTORI DI ATTIVITA' ECONOMICA

DATI CORRETTI

PER I GIORNI LAVORATIVI

 

DATI DESTAGIONALIZZATI

Feb 2007

 Feb 2006

Gen-Feb 2007

Gen-Feb 2006

Feb 2007

 Gen 2007

Estrazione di minerali

-1,8

+0,3

 

-5,0

Attività manifatturiere

+0,5

+2,2

 

-0,4

Industrie alimentari, delle bevande e del tabacco

-0,4

-0,1

 

-2,2

Industrie tessili e dell'abbigliamento

+4,0

+6,4

 

-1,2

Industrie delle pelli e delle calzature

-5,2

-5,1

 

+0,5

Industria del legno e dei prodotti in legno (esclusi i mobili)

-0,4

-1,9

 

+1,0

Industria della carta, stampa ed editoria

-15,2

-9,6

 

-2,0

Raffinerie di petrolio

+10,7

+7,6

 

+1,7

Fabbricazione di prodotti chimici e fibre sintetiche

-0,6

+2,4

 

-2,7

Produzione di articoli in gomma e materie plastiche

+4,7

+5,5

 

-1,2

Lavorazione di minerali non metalliferi

+1,3

+2,4

 

-0,1

Produzione di metallo e prodotti in metallo

+2,6

+4,7

 

-0,3

Produzione di macchine e apparecchi meccanici

+5,1

+7,4

 

-0,1

Produzione di apparecchi elettrici e di precisione

-4,2

-1,2

 

-2,2

Produzione di mezzi di trasporto

+1,4

+0,8

 

+3,4

Altre industrie manifatturiere (compresi i   mobili)

+3,3

+3,2

 

+1,4

Produzione di mobili

+3,4

+2,6

 

+0,7

Produzione di energia elettrica, gas e acqua

-9,2

-11,2

 

 0,0

 

L’indice grezzo del fatturato dell’industria (che registra le vendite già effettuate) attesta ancora, per febbraio, un aumento del 4,8% rispetto allo stesso mese del 2006: +2,7% per il valore delle vendite sul mercato interno e +9,9% su quello estero. Invece, il dato destagionalizzato del fatturato a febbraio, a confronto col mese precedente, segna un calo dello 0,8: rispettivamente, -1,4 e +0,6%.

L’indice degli ordinativi (cioè, delle vendite non ancora effettuate ma considerate acquisite), sempre dell’industria e sempre nel mese di febbraio, rispetto allo stesso mese di un anno prima (il dato tendenziale), riflette una diminuzione del 2,5%, combinato da un -6,8% sul mercato interno e un +7,1% su quello estero. In diminuzione, come per il fatturato, nel dato congiunturale anche il dato destagionalizzato degli ordinativi di febbraio rispetto a gennaio: -0,3% in complesso, composto da -1,5 per il mercato interno e +2,1% dall’estero.

Indice del fatturato e degli ordinativi dell’industria

(base 2000=100)                                                                                                                                  Febbraio 2007

 

DATI GREZZI

DATI DESTAGIONALIZZATI

INDICI

VARIAZIONI %

INDICI

VARIAZIONI %

Feb 2007

Feb 2007

Gen-Feb 2007

Feb 2007

Feb 2007

Feb 2006

Gen-Feb 2006

Gen 2007

Fatturato Totale

113,8

+4,8

+7,8

118,2

-0,8

Nazionale

109,0

+2,7

+5,9

113,6

-1,4

Estero

126,8

+9,9

+12,6

130,8

+0,6

Ordinativi Totali

117,5

-2,5

+2,4

112,7

-0,3

Nazionali

110,8

-6,8

-0,6

105,4

-1,5

Esteri

132,8

+7,1

+8,5

129,2

+2,1

 

La suddivisione del fatturato nei singoli settori di attività economica dell’industria, è riflessa dalla

tabella seguente:

 

Indici del fatturato per settori principali di industria                                                                 

                                                                                                                                                                Febbraio 2007                                                                                                                                                    

SETTORI DI ATTIVITÀ ECONOMICA

INDICI

VARIAZIONI %

Feb 2007

Feb 2007

Gen-Feb 2007

Feb 2006

Gen-Feb 2006

Estrazione di minerali

80,2

-9,2

-4,5

Attività manifatturiere

114,0

+4,8

+8,0

Industrie alimentari, delle bevande e del tabacco

109,2

+4,5

+8,3

Industrie tessili e dell'abbigliamento

106,7

+4,6

+3,9

Industrie delle pelli e delle calzature

105,8

+3,2

+8,7

Industria del legno e prodotti in legno (esclusi i mobili)

133,7

+11,8

+15,1

Industria della carta, stampa ed editoria

99,1

+2,3

+3,5

Raffinerie di petrolio

109,5

-17,1

-13,0

Fabbricazione di prodotti chimici e fibre sintetiche

108,5

-1,3

+1,4

Produzione di articoli in gomma e materie plastiche

125,9

+6,5

+8,8

Lavorazione di minerali non metalliferi

120,1

+6,1

+9,2

Produzione di metallo e prodotti in metallo

151,5

+18,0

+22,4

Produzione di macchine e apparecchi meccanici

108,0

+6,5

+11,5

Produzione di apparecchi elettrici e di precisione

90,1

-3,7

+0,1

Produzione di mezzi di trasporto

115,2

+10,2

+14,1

Altre industrie manifatturiere (compresi i mobili)

96,9

+1,9

+2,4

Produzione di mobili

100,8

+3,2

+2,2

 

E la ripartizione degli ordinativi tra i diversi, principali  rami di industria, è riflessa da quest’altra tabella:

 

Indici degli ordinativi per raggruppamenti principali di industrie

                                                                                                                                                               Febbraio 2007

SETTORI DI ATTIVITÀ ECONOMICA

INDICI

VARIAZIONI %

Feb 2007

Feb 2007

Gen-Feb 2007

Feb 2006

Gen-Feb 2006

Industrie tessili e dell'abbigliamento

113,5

-7,6

-9,5

Industrie delle pelli e delle calzature

122,1

+13,8

+17,4

Industria del legno e prodotti in legno (esclusi i mobili)

134,1

+10,7

+8,6

Produzione della carta e dei prodotti di carta

102,2

+6,8

+8,8

Fabbricazione di prodotti chimici e fibre sintetiche

110,2

-0,6

+1,7

Produzione di metallo e prodotti in metallo

151,5

+9,4

+14,1

Produzione di macchine e apparecchi meccanici

117,2

+6,4

+10,8

Produzione di apparecchi elettrici e di precisione

85,4

-49,0

-30,4

Produzione di mezzi di trasporto

110,6

+40,5

+19,3

Produzione di mobili

102,4

+3,3

+0,4

 

L’indice del fatturato per industria, più esattamente per raggruppamento di industrie, come rivisto qui sotto in tabella:

 

Indici di fatturato per raggruppamenti principali di industrie

                                                                                                                                                              Febbraio 2007

 

DATI GREZZI

DATI DESTAGIONALIZZATI

INDICI

VARIAZIONI %

INDICI

VARIAZIONI %

Feb 2007

Feb 2007

Gen-Feb 2007

Feb 2007

Feb 2007

Feb 2006

Gen-Feb 2006

Gen 2007

Beni di consumo

109,0

+3,8

+5,8

110,4

-0,5

- durevoli

99,4

+0,4

+2,1

103,7

-0,6

- non durevoli

111,5

+4,6

+6,5

112,2

-0,4

Beni strumentali

110,0

+8,5

+12,9

121,1

+0,2

Beni intermedi

121,6

+7,7

+11,2

123,3

+0,1

Energia

104,9

-17,8

-12,7

117,9

-10,8

 

A febbraio 2007, l’indice di sintesi che incorpora la dinamica della quantità come del prezzo delle vendite al dettaglio – tanto delle grandi imprese della distribuzione quanto di quelle che operano su piccola superficie – registra un aumento dello 0,4% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, con vendite di prodotti alimentari in lieve aumento (+0,1%, più sostenuto (+0,6%) per quelle dei consumi non alimentari.

La variazione, in termini congiunturali e destagionalizzati, questo febbraio su gennaio, è in aumento dello 0,2% (+0,4 per gli alimentari, senza variazioni per i consumi non alimentari).

Indici del valore delle vendite del commercio fisso al dettaglio a prezzi correnti e per settore merceologico

(base 2000=100)                                                                                                                                  Febbraio 2007

SETTORI

MERCEOLOGICI

DATI GREZZI

DATI

DESTAGIONALIZZATI

INDICI

VARIAZIONI %

INDICI

VARIAZIONI %

Feb 07

Feb 07

Feb 06

Feb 07

 Feb 07

          Gen 07

Casella di testo: Ufficio della comunicazione
tel. +39 06 4673.2244-2243
Centro di informazione statistica
Tel. +39 06 4673.3106
 
Informazioni e chiarimenti:
Statistiche sull’attività dei servizi
Roma, Viale Liegi 13 – 00198
Laura Leoni tel. +39 06 4673.7284
Anna Rita Giorgi tel.+39 06 4673.7264
 
 
Prossimo comunicato: 23 maggio 2007
 

 

Alimentari

108,1

+ 0,1

115,8

+ 0,4

Non alimentari

89,6

+ 0,6

104,3

   0,0

Totale delle vendite

96,9

+ 0,4

108,8

+ 0,2

 

Nell’analisi per tipo di distribuzione e per gruppi di prodotti le variazioni medie dal febbraio 2006 al febbraio 2007 è ripartita come illustrato nella tabella che segue:

 

Indici del valore delle vendite del commercio al dettaglio per settore merceologico e forma distributiva

(base 2000=100)                                                                                                                                 Febbraio 2007

SETTORI MERCEOLOGICI E

FORME DISTRIBUTIVE

INDICI

VARIAZIONI %

Feb 07

Feb 07

Feb 06

Gen-Feb 07

Gen-Feb 06

Alimentari

 

 

 

Grande distribuzione

113,4

-  0,1

-  0,5

Imprese operanti su piccole superfici

89,8

+ 0,7

+ 0,5

Totale

108,1

+ 0,1

-  0,4

Non alimentari

 

 

 

Grande distribuzione

109,6

+ 0,9

+ 0,6

Imprese operanti su piccole superfici

86,6

+ 0,5

+ 0,5

Totale

89,6

+ 0,6

+ 0,6

Totale delle vendite

 

 

 

Grande distribuzione

112,6

+ 0,1

-  0,3

Imprese operanti su piccole superfici

87,0

+ 0,5

+ 0,5

Totale

96,9

+ 0,4

+ 0,2

 

Indice del valore delle vendite fisse al dettaglio per gruppo di prodotti

(base 2000=100)                                                                                                                                 Febbraio 2007

SETTORI MERCEOLOGICI E

FORME DISTRIBUTIVE

INDICI

VARIAZIONI %

Feb 07

Feb 07

Feb 06

Gen-Feb 07

Gen-Feb 06

Alimentari

 

 

 

Grande distribuzione

113,4

-  0,1

-  0,5

Imprese operanti su piccole superfici

89,8

+ 0,7

+ 0,5

Totale

108,1

+ 0,1

-  0,4

Non alimentari

 

 

 

Grande distribuzione

109,6

+ 0,9

+ 0,6

Imprese operanti su piccole superfici

86,6

+ 0,5

+ 0,5

Totale

89,6

+ 0,6

+ 0,6

Totale delle vendite

 

 

 

Grande distribuzione

112,6

+ 0,1

-  0,3

Imprese operanti su piccole superfici

87,0

+ 0,5

+ 0,5

Totale

96,9

+ 0,4

+ 0,2

 

Contratti collettivi, retribuzioni contrattuali e conflitti di lavoro

Alla fine di marzo 2007, i contratti collettivi nazionali di lavoro in vigore per la parte economica, riguardano il 43,8% (a fine dicembre erano il 62,5%) degli occupati dipendenti rilevati al momento del ribasamento degli indici (dicembre 2000=100) per una quota del monte retributivo sotto osservazione pari al 40,6% (dal 59,1% di fine anno 2006).

A fine marzo, l’indice delle retribuzioni contrattuali orarie aumenta sul mese precedente dello 0,3% e nel tendenziale, rispetto al marzo 2006, di un 2,6%. L’aumento registrato nel periodo gennaio-marzo rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente è del 2,8%.  

Indici generali delle retribuzioni contrattuali

(base dicembre 2000=100)                                                                                                                              Marzo 2007

Casella di testo:  

 

Casella di testo:  

 

Casella di testo:  

 

INDICI

VARIAZIONI %

Marzo 2007

Mar. 2007

Mar. 2007

Gen.-Mar. 2007

Feb. 2007

Mar. 2006

Gen.-Mar. 2006

Retribuzioni orarie

118,2

0,3

2,6

2,8

Retribuzioni per dipendente

118,1

0,2

2,6

2,8

 

Altri dati rilevanti sul tema sono riversati nella tabella seguente che illustra in dettaglio il quadro attuale delle retribuzioni per i vari rami di attività economiche:

Indici delle retribuzioni contrattuali: variazioni in % per settore e branca di attività economica

(base dicembre 2000=100)                                                                                                                           Marzo 2007

Settori e branche di attività economica

 Indici delle retribuzioni orarie

Indici delle retribuzioni per dipendente

Indici

Variazioni percentuali

Indici

Variazioni percentuali

Marzo

 2007

Mar.07

Mar.07

Marzo

 2007

Mar.07

Mar.07

Feb.07

Mar.06

Feb.07

Mar.06

Agricoltura

117,1

0,0

5,0

117,1

0,0

5,0

Industria

120,0

0,5

3,2

120,0

0,5

3,2

Industria in senso stretto

119,5

0,6

3,1

119,5

0,6

3,1

Estrazione minerali

113,4

0,0

3,8

113,3

0,0

3,8

Attività manifatturiere

119,9

0,7

3,2

119,8

0,6

3,1

Alimentari, bevande e tabacco

119,4

0,0

1,0

119,4

0,0

1,0

Tessili, abbigliamento e lavorazione pelli

120,8

0,0

4,7

120,8

0,0

4,8

Legno e prodotti in legno

120,0

2,6

4,7

120,0

2,6

4,7

Carta, editoria e grafica

117,5

0,4

3,4

117,5

0,4

3,4

Energia e petroli

112,4

0,0

3,7

112,4

0,0

3,7

Chimiche

119,5

0,0

5,2

119,5

0,0

5,2

Gomma e plastiche

120,3

0,0

4,6

120,3

0,0

4,6

Lavorazione minerali non metalliferi

117,9

-0,3

1,4

117,7

-0,3

1,3

Metalmeccaniche

120,3

1,0

2,6

120,3

1,0

2,6

Energia elettrica, gas, acqua

113,1

0,0

3,5

113,2

0,0

3,5

Edilizia

123,5

0,1

3,5

123,5

0,1

3,5

Servizi destinabili alla vendita

116,1

0,1

1,8

116,0

0,0

1,7

Commercio, pubblici esercizi, alberghi

116,7

0,0

2,0

116,7

0,0

2,0

Commercio

117,7

0,0

2,3

117,7

0,0

2,3

Pubblici esercizi e alberghi

113,2

0,0

0,8

113,2

0,0

0,8

Trasporti, comunicazioni e attività connesse

116,5

0,1

1,7

116,3

0,1

1,6

Trasporti e comunicazioni

116,4

0,0

1,5

116,4

0,0

1,5

Trasporti

116,0

0,0

1,3

116,0

0,0

1,3

Poste e telecomunicazioni

117,1

0,0

1,9

117,1

0,0

1,9

Attività connesse ai trasporti

116,5

0,3

1,9

115,7

0,4

1,9

Credito e assicurazioni

113,0

0,0

0,3

113,0

0,0

0,3

Credito

112,9

0,0

0,2

112,9

0,0

0,2

Assicurazioni

113,8

0,0

0,6

113,8

0,0

0,6

Servizi privati alle imprese e alle famiglie

116,6

0,0

2,1

116,6

0,0

2,2

Servizi alle imprese

116,5

0,0

1,8

116,5

0,0

1,8

Servizi alle famiglie

117,2

0,0

3,3

117,1

0,0

3,4

Attività radiotelevisive

113,8

0,0

1,2

113,8

0,0

1,2

Attività della pubblica amministrazione

118,5

0,0

2,8

118,5

0,0

2,8

  Comparti di contrattazione collettiva

117,6

0,0

3,0

117,6

0,0

3,0

       di cui   Ministeri

115,2

0,0

0,2

115,2

0,0

0,2

        Regioni ed autonomie locali

115,1

0,0

6,0

115,1

0,0

6,0

       Servizio Sanitario Nazionale

119,7

0,0

5,9

119,7

0,0

5,9

       Scuola

118,6

0,0

0,0

118,6

0,0

0,0

  Forze dell'ordine

121,6

0,0

1,9

121,6

0,0

1,9

  Militari – Difesa

125,5

0,0

1,8

125,5

0,0

1,8

Indice generale

118,2

0,3

2,6

118,1

0,2

2,6

 

Il numero e lo status dei contratti nazionali di lavoro (in vigore ed in attesa di rinnovo) a fine marzo, così come gli accordi collettivi recepiti nei vari settori, sono invece riportati nella tabella che segue:

CCNL in vigore ed in attesa di rinnovo a fine marzo 2007; e accordi recepiti nel 2007 nei vari settori

(base dicembre 2000=100)                                                                                                                                       in %

Settori di attività economica

Contratti osservati (a)

Contratti in vigore (b)

Contratti in attesa di rinnovo (b)

Totale

Rinnovati

nel 2007

Agricoltura

3,1

100,0

0,0

0,0

Industria

36,5

96,9

1,4

3,1

Industria in senso stretto

31,8

96,5

1,6

3,5

Edilizia

4,7

100,0

0,0

0,0

Servizi destinabili alla vendita

35,2

6,2

2,5

93,8

Commercio, pubblici esercizi, alberghi

12,7

0,0

0,0

100,0

Trasporti, comunicazioni e attività connesse

8,2

21,8

0,0

78,2

Credito e assicurazioni

5,3

2,9

0,0

97,1

Servizi privati

8,9

2,8

10,0

97,2

Attività della pubblica amministrazione

25,3

0,0

0,0

100,0

Totale economia

100,0

40,6

1,4

59,4

(a)       L’incidenza di ciascun settore (corrispondente al peso utilizzato per il calcolo degli indici delle retribuzioni contrattuali)  è  determinata   sulla   base   dei    I dati relativi monti retributivi contrattuali (retribuzione media per numero di occupati dipendenti) riferiti al mese di dicembre 2000,assunto come valore di base.

(b)       )ncidenze percentuali dei contratti rispetto al monte retributivo contrattuale del settore di appartenenza. Per l'agricoltura ,il riferimento è alle scadenze normative quadriennali valevoli a livello nazionale.

Le variazioni delle retribuzioni contrattuali orarie previste nel  semestre successivo, nei vearo settori, sono:

Variazioni tendenziali degli indici delle retribuzioni contrattuali orarie previste per i sei mesi successivi

                                                                                                                                                                                        in %

Settori di attività economica

Variazioni percentuali tendenziali

Media aprile-settembre

 2007

Media annua 2007

Apr.

2007

Mag.

2007

Giu.

2007

Lug.

2007

Ago.

2007

Set

2007

Agricoltura

5,0

5,0

5,0

2,3

2,3

2,3

3,6

3,6

Industria

2,9

2,7

2,6

2,6

2,6

2,7

2,7

2,7

Servizi destinabili alla vendita

1,7

1,7

1,7

1,5

1,5

0,6

1,4

1,3

Attività della pubblica amministrazione

2,6

2,6

1,5

0,1

0,0

0,0

1,1

1,2

Totale economia

2,5

2,5

2,1

1,6

1,6

1,3

1,9

1,9

 

I dati sui conflitti di lavoro fanno poi, come sempre, riferimento a quelli forniti dalle questure e dalle loro rilevazioni e riflettono il quadro che segue:

Ore non lavorate per conflitti originati dal rapporto di lavoro

                                                                                                                           (Migliaia di ore segnalate dalle questure)

Periodo

Valori assoluti

 

Variazioni percentuali

2005

2006 (b)

2007 (b)

 

2006  rispetto al

2005

2007  rispetto al

2006

Gennaio

153

933

93

 

509,8

-90,0

Gennaio-Febbraio

288

1.025

 

 

255,9

 

Gennaio-Marzo

1.646

1.755

 

 

6,6

 

Gennaio-Aprile

2.452

1.927

 

 

-21,4

 

Gennaio-Maggio

2.691

2.253

 

 

-16,3

 

Gennaio-Giugno

3.373

2.356

 

 

-30,2

 

Gennaio-Luglio

3.821

2.452

 

 

-35,8

 

Gennaio-Agosto

3.904

2.502

 

 

-35,9

 

Gennaio-Settembre

5.063

2.596

 

 

-48,7

 

Gennaio-Ottobre

5.553

2.760

 

 

-50,3

 

Gennaio-Novembre

5.851

2.931

 

 

-49,9

 

Anno

6.348

3.143

 

 

-50,5

 

 

Indici del lavoro nelle grandi imprese: occupazione, retribuzioni, costi del lavoro

A febbraio, l’occupazione nelle grandi imprese dell’industria e dei servizi (quelle con più di 500 addetti) ha registrato in termini congiunturali, dunque sul mese precedente, un calo dello 0,1% al lordo della c.i.g. e, al netto, dello 0,2.

In termini tendenziali (questo febbraio rispetto allo stesso mese del 2006), la variazione complessiva è stata di -0,7% al lordo della c.i.g. ed, al netto di c.i.g., di -0,5.

Indici dell’occupazione alle dipendenze nelle grandi imprese

(base 2005=100)                                                                                                                                     Febbraio 2007

INDICATORI

INDICI

 

VARIAZIONI %

Feb. 2007

    Feb.2007 (a)

Feb.2007

Gen.- Feb. 2007

Gen.2007

Feb.2006

Gen.- Feb. 2006

Industria

 Lordo c.i.g.

98,3

-0,1

-0,7

-0,7

 

 Netto c.i.g.

98,7

-0,2

-0,4

-0,5

Servizi

 Lordo c.i.g.

100,9

0,1

1,3

1,3

 

 Netto c.i.g.

101,0

0,1

1,4

1,4

Totale

 Lordo c.i.g.

99,9

0,0

0,5

0,6

 

 Netto c.i.g.

100,1

-0,1

0,7

0,7

(a) Indici destagionalizzati

 

Indici delle ore effettivamente lavorate (netto c.i.g.) per dipendente nelle grandi imprese

(base 2005=100)                                                                                                                                     Febbraio 2007

SETTORI

DATI GREZZI

 

DATI DESTAGIONALIZZATI

 

DATI AL NETTO DEGLI

EFFETTI DI CALENDARIO

INDICI

 

INDICI

 

VARIAZIONI %

 

INDICI

 

VARIAZIONI %

Feb. 2007

 

Feb. 2007

 

Feb. 2007

 

Feb. 2007

 

Feb. 2007

Gen.-Feb.2007

 

 

Gen. 2007

 

 

Feb. 2006

Gen.-Feb.2006

INDUSTRIA

102,9

 

101,9

1,0

 

99,4

 

0,1

0,0

SERVIZI

100,0

 

100,6

-0,5

 

96,9

 

-0,2

0,5

TOTALE

101,1

 

101,3

0,0

 

97,8

 

-0,1

0,3

 

Ore straordinarie, ore di c.i.g., ore di sciopero nelle grandi imprese

                                                                                                                                                                  Febbraio 2007

INDICATORI

Feb. 2007

 

 

 

Feb.2007 (c)

Feb.2007 (c)

Gen.- Feb. 2007 (c)

Gen.2007

 

 Feb.2006

 

Gen.- Feb. 2006

INDUSTRIA

 

 

 

 

Ore straordinarie (a)

4,7

-

-0,1

0,0

Ore di cassa integrazione guadagni (b)

21,1

-2,1

-3,0

-2,3

Ore di sciopero (b)

0,8

-0,1

-0,9

-4,2

SERVIZI

 

 

 

 

Ore straordinarie (a)

6,0

-

0,0

0,3

Ore di cassa integrazione guadagni (b)

1,1

-0,2

-0,9

-0,9

Ore di sciopero (b)

0,5

0,2

-0,6

-0,2

TOTALE

 

 

 

 

Ore straordinarie (a)

5,5

-

0,0

0,2

Ore di cassa integrazione guadagni (b)

8.8

-0,6

-1,1

-1,4

Ore di sciopero (b)

0,6

0,1

-0,7

-1,7

a) % rispetto alle ore ordinarie effettivamente lavorate

(b) % su 1000 ore lavorate

(a)) differenze assolute

 

Indici delle retribuzioni nelle grandi imprese

(base 2005=100)                                                                                                                                       Febbraio 2007

INDICATORI

INDICI

 

VARIAZIONI %

Feb. 2007

  Feb.2007 (a) (a)

Feb.2007

Gen.- Feb. 2007

Gen.2007

Feb.2006

Gen.- Feb. 2006

INDUSTRIA

 

 

 

 

Retribuzione lorda media per ora lavorata

93,0

1,1

1,1

-0,5

Retribuzione lorda media per dipendente

95,7

-

1,2

0,8

di cui retribuzione continuativa

103,5

-

1,9

1,8

 SERVIZI

 

 

 

 

Retribuzione lorda media per ora lavorata

93,1

0,4

0,1

-0,8

Retribuzione lorda media per dipendente

93,2

-

0,0

0,6

di cui retribuzione continuativa

103,2

-

0,0

0,2

 TOTALE

 

 

 

 

Retribuzione lorda media per ora lavorata

93,1

0,5

0,5

-0,7

Retribuzione lorda media per dipendente

94,1

-

0,4

0,5

di cui retribuzione continuativa

103,3

-

0,7

0,8[8]

(a) Indici destagionalizzati

 

Indici del costo del lavoro nelle grandi imprese

(base 2005=100)                                                                                                                                 Febbraio 2007

INDICATORI

INDICI

 

VARIAZIONI %

Feb. 2007

Feb.2007 (a)

Feb.2007

Gen.- Feb. 2007

Gen.2007

Feb.2006

Gen.- Feb. 2006

INDUSTRIA

 

 

 

 

Costo del lavoro medio per ora lavorata

93,4

1,5

2,4

0,0

 Costo del lavoro medio per dipendente

96,0

-

2,5

1,5

 SERVIZI

 

 

 

 

Costo del lavoro medio per ora lavorata

92,2

0,2

-0,1

-0,7

 Costo del lavoro medio per dipendente

92,3

-

-0,2

0,7

 TOTALE

 

 

 

 

Costo del lavoro medio per ora lavorata

92,7

0,7

0,9

-0,3

 Costo del lavoro medio per dipendente

93,7

-

0,8

0,9

(a) Indici destagionalizzati

 

Bilancia commerciale

Nel mese di febbraio 2007, e rispetto allo stesso mese del 2006, gli scambi dell’Italia verso i paesi UE hanno visto aumentare le esportazioni del 12,1% e le importazioni del 9,9. Il saldo commerciale è risultato negativo 88 milioni di €, rispetto al disavanzo di 401 milioni dello stesso mese dell’anno precedente.

Rispetto a gennaio 2007, i dati destagionalizzati registrano adesso, a febbraio, un aumento dello 0,6% per le esportazioni ed un calo dello 0,2% per le importazioni.

Nel primo bimestre, +15,3% di export e +10,1 di import. Saldo positivo nei due mesi di 530 milioni di € contro un disavanzo di 843 milioni nello stesso bimestre del 2006.

Considerando l’interscambio complessivo dell’Italia, a febbraio rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, le esportazioni sono cresciute del 12,9% e le importazioni del 7,4, con un saldo commerciale negativo per €1.832 milioni a fronte, negli stessi dodici mesi precedenti, di un deficit di 2.994 milioni.

Nel confronto con gennaio, i dati destagionalizzati indicano, a febbraio 2007, un incremento del 2,5% per le esportazioni e un andamento stazionario per l’import.

Nel periodo gennaio-febbraio di quest’anno l’export ha segnato, rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso un aumento del 13,9% e l’import del 9%. Il saldo dello stesso periodo è negativo per 5.522 milioni di €, rispetto ad un deficit di 7.096 milioni nello stesso periodo del 2006.

La tabella seguente riflette la situazione in maniera completa:

Esportazioni, importazioni e saldi della bilancia commerciale con i paesi UE e in complesso

                                                                                                                                                             Febbraio 2007 (a)


DATI GREZZI

DATI DESTAGIONALIZZATI

MILIONI DI EURO

VARIAZIONI %

MILIONI DI EURO

VARIAZIONI %

Feb.2007

Gen-feb.07

Feb.07

Feb.06

Gen-Feb.07

Gen-Feb.06

Feb.2007

   Feb.07

   Gen.07

PAESI UE

Esportazioni

17.397

32.163

12,1

15,3

17.534

0,6

Importazioni

17.485

31.633

9,9

10,1

18.001

-0,2

Saldi

-88

530

 

 

-467

 

SCAMBI COMMERCIALI IN COMPLESSO

Esportazioni

28.339

52.334

12,9

13,9

29.406

2,5

Importazioni

30.171

57.855

7,4

9,0

31.156

0,0

Saldi

-1.832

-5.522

 

 

-1.750

 

(a) I dati provvisori di febbraio sugli scambi coi paesi extra UE sono stati pubblicati già in Nota congiunturale 4-2007.

 

Nel mese di febbraio 2007, tra i principali partners commerciali, si registra un significativo aumento tendenziale delle esportazioni verso Spagna (+19,3%), Germania (+9,1), Regno Unito (+7,9) e Francia (+6,6%. Le flessioni più accentuate si sono avute nei riguardi di Malta (-9,8%) e Portogallo (-8,7).

Le importazioni dai paesi maggiori partners commerciali sono aumentate da Spagna (+15,8%), Germania (+5,9), Francia (+5,3), Paesi Bassi (+5,2) e Regno Unito (+3,9%).

Esportazioni, importazioni e saldi della bilancia commerciale con i paesi dell'UE

                                                                                                                                                                               Febbraio 2007                    

PAESI

ESPORTAZIONI

IMPORTAZIONI

SALDI

QUOTE  %

VARIAZIONI %

QUOTE  %

VARIAZIONI %

MILIONI DI EURO

Feb.07

Feb.06

Gen-feb.07

Gen-feb.06

Feb.07

Feb.06

Gen-feb.07

Gen-feb.06

Feb.07

Gen-feb.07

Francia

11,7

6,6

9,2

9,2

5,3

7,9

603

1.116

Paesi Bassi

2,4

6,4

11,9

5,5

5,2

5,4

-950

-1.795

Germania

13,1

9,1

13,4

16,7

5,9

8,0

-1.394

-2.329

Regno Unito

6,0

7,9

10,7

3,5

-0,7

1,3

572

1.139

Irlanda

0,5

8,8

11,6

1,1

25,5

-3,8

-145

-218

Danimarca

0,8

11,3

15,1

0,7

-9,9

-6,5

72

125

Grecia

2,0

16,0

21,2

0,5

-10,1

-17,6

439

792

Portogallo

1,1

-8,7

-2,6

0,4

-0,4

3,4

157

289

Spagna

7,2

19,3

23,2

4,1

15,8

14,7

1.001

1.920

Belgio

2,9

21,0

22,2

4,2

46,1

34,9

-683

-916

Lussemburgo

0,2

2,3

10,5

0,4

24,8

28,7

-78

-154

Svezia

1,1

10,1

18,3

1,1

18,6

6,6

-57

-42

Finlandia

0,5

83,7

43,2

0,6

-2,5

12,5

59

0

Austria

2,4

8,6

14,0

2,5

6,4

6,0

-20

-3

Cipro

0,2

16,2

30,6

0,0

460,8

453,8

61

119

Repubblica Ceca

1,0

20,7

22,9

0,9

25,3

23,1

-27

-42

Estonia

0,1

36,8

42,0

0,0

75,5

75,2

21

36

Ungheria

1,0

25,5

22,9

1,0

27,8

28,7

-24

-56

Lettonia

0,1

42,0

49,3

0,0

43,9

46,7

22

37

Lituania

0,2

46,0

55,2

0,1

31,1

39,6

35

55

Malta

0,2

-9,8

13,3

0,0

-8,5

11,3

43

87

Polonia

2,1

30,5

33,2

1,6

9,6

23,8

111

167

Slovacchia

0,5

23,2

33,4

0,6

43,7

57,0

-75

-142

Slovenia

0,9

43,5

45,4

0,5

23,9

20,5

102

195

Romania

1,7

-1,4

-4,8

1,2